La decadenza di un delinquente incartapecorito.

li sbraniamo“La decadenza di un delinquente incartapecorito” potrebbe essere il titolo di un film, presentato alla mostra cinematografica di Venezia, dove si racconta la storia di un delinquente che non intende accettare la decadenza fisiologica del suo aspetto fisico e ricorre continuamente alle sapienti mani di chirurghi-sarti per un restiling di stiramento delle normali rughe senili. Eh già! odia la decadenza perché da quando ebbe l’avventura di porsi alla guida di un paese, da tempo e in larga misura rincoglionito dalle sue televisioni che imperversavano per gentile e connivente concessione del potere politico, di decadenza ne ha vista proprio tanta, anzi insieme ai  sodali politici di opposizione ne hanno provocata davvero tanta: decadenza culturale, anche la RAI si dovette allineare verso il basso spazzatura, vennero progressivamente tagliati fondi alla scuola primaria e secondaria, mentre l’Università veniva trasformata in un postificio politico, con la proliferazione di sedi e cattedre di cui al mondo non v’è uguale, sostituendo la quantità alla qualità; decadenza sociale al grido di privato è bello finendo col trasferire soltanto i monopoli pubblici a privati compiacenti come anche le lucrose concessioni depauperando risorse da dedicare ai servizi con la scusa che la concorrenza avrebbe ridotto i costi per tutti e per tutto, mentre l’unica cosa che diminuiva erano i posti di lavoro e le risorse disponibili; decadenza economica non nata dalla crisi, ma dalla ormai ventennale incapacità o non volontà nel fornire indirizzi politici seri di vere e indispensabili riforme, dell’ architettura dello stato e delle sue finalità di servizio alla comunità, della burocrazia sempre più reggente pro tempore infinito per via di connivenze ormai incancrenite a tutti i livelli, della giustizia non intesa ad personam come invece si è fatto e si cerca tutt’ora di fare; decadenza morale quella che deriva dalla sommatoria di tutte le decadenze precedenti e dal lassismo permissivo che ha finito con ridicolizzare la legalità come difetto e non già, no virtù, normale modo di comportarsi. Ma ecco, come nei migliori copioni dove il bene finisce sempre per prevalere sul male, la nemesi si abbatte sul nostro delinquente e dopo tante decadenze provocate o artificiosamente nascoste condanna lui, proprio lui, secondo il miglior contrappasso dantesco, alla decadenza politica ovvero alla sua più ignominiosa sconfitta.

Speriamo che questo copione si concretizzi in un film che lo rispetti perché di gente che cerca di entrare nel cast e sedersi alla sedia di regia per cambiarne il finale il PD ne è pieno.

PENNAdOCA                                                                                                                                 31.08.2013

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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