E il successo di Grillo aiutò Bersani a uscire di scena con l’onore delle armi.

e mòLa riunione della direzione PD di ieri è stato uno dei soliti teatrini compassionevoli (solo per questo trasmesso in diretta streaming, forse copiando da qualcuno?) volti a concedere l’onore delle armi a un segretario politico, Bersani, corresponsabile insieme a tutta la classe dirigente del partito di una disfatta annunciata. In un paese normale, quale l’Italia non è ormai da tempo immemorabile, chi perde si dimette dichiarando il proprio stato di sconfitto, ma da noi tutto è diverso, opaco, pardon sfumato, diversamente interpretato e se per caso si profila una via di uscita “onorevole”, ancorché irrealistica, come l’ipotetica maggioranza PD-M5S, la si persegue comunque con l’avallo dei media compiacenti che la presentano al mondo come una grande opportunità negata da una controparte, appunto il M5S, insensibile alle necessità del Paese. La cosa se non fosse una farsa grottesca varrebbe veramente un Vday del “non avete ancora capito allora ve lo ripetiamo”. Persino il Capo dello Stato, dello stesso partito di Bersani, non ha potuto esimersi dal dire, diplomaticamente, che spetta al Presidente della Repubblica stabilire a chi affidare l’incarico una volta verificate le condizioni minime di successo sottintendendo “che nello specifico non ci sono perché il M5S ha nel proprio (non)statuto nessun inciucio con chicchessia”. Ma il PD bersaniano, meglio di tal D’Alema, che tuttavia, già autore delle più grandi catastrofi dell’intera sinistra, mandando sempre avanti altri, per personalmente sempre salvarsi poi prendendone le distanze, pone distinguo per un accordo con PD-L, ha insistito, con una votazione, a maggioranza quasi bulgara, un solo astenuto, fra i presenti rimasti a votare che non si sa né quanti, né quali siano, per cercare un accordo con Grillo. Che dire, anche il non perdente (in Italia si è perso il senso della positività e della realtà anche nelle definizioni)  Berlusconi sembra non voler infierire su Gargamella cui sono sfuggiti anche i Puffi, ponendosi compassionevolmente in stand-by, lasciando a Grillo la parte dell’orco cattivo che di rimando , accettando tutte le sfide, dice volete la governabilità? date a noi l’incarico di governo come partito in assoluto più votato alla camera e che siano gli altri a votarci la fiducia. Noi del M5S siamo pronti a governare, ma solo sulla base della nostra agenda, che siano gli altri a non volerlo; avete visto come si impara presto a smascherare i giochi e passare il cerino agli altri che di fatto dei problemi del Paese se ne fregano?

PENNAdOCA                                                                                                                                         07.03.2013

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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