La Democrazia Liquida

Il termine Democrazia Liquida potrebbe suscitare di per sé un senso di ripugnanza facendo pensare, scusate se avete appena finito di mangiare,  a una diarrea,  sfuggente, imprendibile, inarrestabile. Se l’immagine diarroica si addice a quello che ne possono pensare i nostri politici politicanti e i loro media medianti sia per una loro diffusa ignoranza sia per voluta denigrazione, sicuramente quello che meglio riflette il carattere di questo nuovo modo di intendere la democrazia sta nei tre aggettivi che di fatto la definiscono incontrollabile, quindi pericolosa per lo status quo.

La democrazia liquida è una tipologia di democrazia nella quale i cittadini possono decidere in che forma esercitare il proprio potere politico, integrando, sia i concetti di democrazia diretta, che quelli di democrazia rappresentativa. Il cittadino può, nella massima libertà, scegliere se esercitare in prima persona il proprio potere politico, o delegarlo ad un suo rappresentante di fiducia (il delegato). La chiave per interpretare questa tipologia di democrazia, sta nella massima libertà nella scelta dell’esercizio del diritto politico: il cittadino sceglie se, come, quando, e su cosa farsi rappresentare. (Wikipedia).

I partiti parteggianti si difendono dicendo che la democrazia è solo quella che, per merito e senza ironia, benpensanti lungimiranti hanno definito un mondo fa e che non tutti sono in grado di usare internet per aderire alla nuova prospettiva. Di contro io accuso i partiti fossili di non voler capire, o quantomeno far finta, che i progenitori della democrazia ex moderna non potevano neanche sognarsi che nuove tecnologie potessero aprire nuovi orizzonti di partecipazione effettiva e che dal canto loro, sempre i partiti partigiani del vecchio, non hanno fatto nulla per alfabetizzare la nostra gente ai nuovi mezzi e linguaggi già indispensabili oggi e ancor più domani mattina, relegando l’Italia agli ultimi posti della crescita, ma ai primi per ignoranza. I nostri padri costituenti, seguiti dai governi immediatamente succeduti, per prospettare la crescita del nostro paese dichiararono in primis guerra all’analfabetismo assai diffuso nell’immediato post bellico, i nostri attuali tromboni privilegiati solo dall’aver messo il culo su uno scranno spalmato di colla, hanno invece dichiarato guerra alla scuola, alla cultura e al progresso informatico perché la nuova e vera democrazia li spaventa e di fatto già li condanna come acefali lottatori contro la storia.

PENNAdOCA                                                                                               19.11.2012

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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