Dies IREN, il giorno dopo: quello che i media non possono dire!

Può darsi che a me sia sfuggito, ma, fatte salve rarissime eccezioni, non mi è parso che i media si siano posti la domanda del vero perché si facesse la manifestazione del “dies IREN” a Parma, con la presenza prolungata di Beppe Grillo,  contro il/gli inceneritore/i. Mi vien da dire che per loro, i media, nella migliore delle ipotesi, trattasi della solita battaglia eco-ideologica contro lo sviluppo e il progresso della società e in quanto tale lesiva degli interessi reali dei cittadini. Allora cerchiamo di fare chiarezza!

GLI INCENERITORI UCCIDONO, nonostante le sempre più moderne tecniche di captazione, con le loro emissioni di fumi e particolati, la gente che li respira e la gente che mangia i prodotti agricoli coltivati nelle vicinanze. Siccome però le malattie prima e la morte poi vengono procurate lentamente nel tempo, si gioca sul fatto che sia sempre difficile dimostrare il diretto rapporto tra causa ed effetto e che inoltre, complice anche la lentezza della giustizia, trascorra tranquillamente il tempo necessario all’ammortamento dei costi e al sicuro guadagno dei soliti noti. Da qui passiamo al fattore economico.

GLI INCENERITOTI SONO UN BUSINESS, MA NON PER LA COLLETTIVITA’, infatti arricchiscono solo chi li costruisce e chi li gestisce, mentre i cittadini ne pagano solo il conto attraverso costi di smaltimento superiori, come il caso Parma dimostra, rispetto ad esempio al far smaltire i rifiuti all’estero nonostante i costi di assemblaggio  (ecoballe) e trasporto. Di fatto sono una truffa.

GLI INCENERITORI OSTACOLANO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA quando addirittura non la impediscono,  perché, a che l’inceneritore sia economicamente proficuo, sempre nel senso solo dei gestori, necessita continuativamente di un certo volume di rifiuti che la differenziata, quella seria, tenderebbe a ridurre drasticamente.

GLI INCENERITORI POSSONO, TALORA, FORNIRE CALORE PER IL TELERISCALDAMENTO, ma a che prezzo in termini di salute e di investimenti, a carico della collettività, per la posa dei tubi necessari a convogliarlo nelle singole case. Pensate poi che lo Stato che grava il costo degli attuali combustibili di oltre il 50% di tasse sarebbe disposto a perdere questo introito, qualora la pratica si diffondesse nelle maggiori città? per cui il risparmio delle famiglie svanirebbe del tutto mentre già in partenza sarebbe vanificato dal maggior costo dello smaltimento stesso dei rifiuti e dalle spese per le infrastrutture.

Bene, premesso che per quanto attiene le affermazioni di cui sopra non è obiettivo di questo post dimostrarne la veridicità, per cui rimando alla copiosa letteratura in proposito, andiamo ora al perché i media non possono dire chiaramente queste cose: i media sono in larga misura figli e/o affiliati di partiti politici che a loro volta sono cointeressati economicamente attraverso, come nella maggior parte dei casi, pseudo amministratori locali, allo sviluppo degli inceneritori e a società di comodo per la gestione energetica del territorio, ivi compresa assai spesso l’acqua. Ecco perché le cronache della manifestazione di ieri si sono limitate al gossip delle solite, per loro invettive, per me sacrosante accuse di malgoverno da parte di Grillo, al voler vedere falsamente la piazza semivuota, a inseguire ancora Favia per fomentare inutili polemiche, per nel contempo evitare accuratamente di parlare dei metodi di smaltimento alternativi che pur esistono, ma forse convengono meno ai politici, anche se vantaggiosissimi per i cittadini. Ma questo serve anche a sostenere che noi del M5S non abbiamo programmi alternativi.

Non so voi, ma a mio avviso un solo V-day contro il finanziamento pubblico della stampa   e il controllo politico delle TV non è bastato, anzi, costoro si chiedono ancora, fingendo di cadere dal pero, perché gli aderenti del M5S, fatte alcune eccezioni di narcisismo personale, non vogliano farsi intervistare o rilasciare dichiarazioni.

La libertà di stampa è altra cosa rispetto alla difesa della menzogna e della diffamazione.

PENNAdOCA                                                                                                                  23.09.2012

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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