I diktat di Grillo – Casaleggio

Se è vero, come è vero che Grillo – Casaleggio, o se preferite Casaleggio – Grillo, hanno una grande visione moderna, post ideologica, della politica, contraria a quella partitica basata su posizioni di  privilegi0, spartizione del potere e  via dicendo, è logico che vigilino attentamente a che questa idea sia innanzi tutto ben compresa dagli aderenti al M5S e comunque mai travisata per qualsivoglia motivo. L’intento che il movimento, inteso come riappropriarsi della gestione pubblica da parte della gente comune che comunque ne paga le spese, resti tale anche nel suo crescere e divenire evitando di indulgere alla lusinga della sua trasformazione organizzativa in qualcosa di assai prossimo ai partiti tradizionali, come, per esempio, è successo alla Lega, impone un controllo ferreo e spietato delle regole che ne stanno alla base. Ecco perché si parla di rivoluzione culturale e di presa di coscienza della necessità assoluta dello spirito disinteressato di servizio da parte di chi si candida e viene eletto; nessuno è obbligato a farlo, ma se decide di dedicarvisi lo deve fare assolutamente con la consapevolezza che finito il mandato rientrerà nell’anonimato e dovrà dedicarsi ad altro per sbarcare il lunario. La politica del M5S non prevede poltrone e prebende, anche se di doverosa riconoscenza, per nessuno.

E’ da questa visione, in cui il vero potere risiede solo negli elettori che possono e devono continuamente interloquire e collaborare con i propri rappresentanti (portavoce) e che semestralmente sono chiamati a votarne in pubblica assemblea la riconferma, che matura l’obbligatorietà che il movimento resti movimento di partecipazione e mai di delega.

Ovviamente per molti questa proposta di “fuori i soldi dalla politica” perché servizio e non business, è traumatica non tanto come idea in sé, quanto piuttosto perché lesiva di interessi consolidati dall’aberrante prassi partitica che chiunque entri a far parte della casta non debba più uscirne senza aver prima gozzovigliato con ingordigia inaudita a spese della comunità. E ci si dice che non si può e non si deve generalizzare, ma se qualche persona onesta c’è anche nei partiti, il fatto stesso che non denunci a gran voce il malaffare e sbatta la porta andandosene la rende comunque complice e pertanto non degna di rispetto.

Bene, se l’assoluta sorveglianza su i presupposti concettuali tradotti in semplici e comprensibili regole è sinonimo di mancanza di democrazia nel M5S allora diciamo pure che non c’è libertà, ma se capiamo che senza questi presupposti il movimento sarebbe morto ancor prima di nascere allora forse dovremmo rivedere il nostro giudizio e dire ben vengano i diktat di Grillo – Casaleggio per garantire continuità di vita al movimento stesso.

PENNAdOCA                                                                                                                              07.09.2012

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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6 Responses to I diktat di Grillo – Casaleggio

  1. Renato says:

    Vedo solo un piccolo grosso punto debole nella riflessione di PENNAdOCA: pur riconoscendo l’incondizionata e profonda gratitudine ai fondatori del M5S, mi chiedo se sia corretto che ad arrogarsi il diritto di vigilare sulla corretta applicazione delle regole siano proprio loro… Volendo, la stessa rete e l’oggettiva trasparenza che la contraddistingue potrebbe venire incontro con efficacia a questa esigenza!

    • lapennadoca says:

      Concordo su ” Volendo, la stessa rete …….” ma solo più avanti, in una fase di maturità realmente acquisita e diffusa. Se già tra gli aderenti al M5S della prima ora si sono manifestate, si manifestano e si manifesteranno pericolose derive in cui Casaleggio può essere, ovviamente a mio avviso, un comodo pretesto per mascherare di fatto intenti personalistici cui le regole del M5S di fatto stanno strette, spero converrai con me che può essere assai pericoloso. Di fatto l’ingerenza Casaleggio – Grillo è solo sul rispetto delle regole di fondo e del “piano” strategico generale, che ciascun iscritto, al momento dell’adesione conosce o almeno dovrebbe se fa scelta consapevole. Del resto abbiamo fatto un V-Day contro i partiti e ovunque rifiutiamo apparentamenti con qualsivoglia lista, non vedo perché non si debba rispettare anche il secondo V-Day fatto contro i media e si debba addirittura, caso Favia, pagare per andare in TV. Questo è secondo me è assai più grave dell’intervista sfogo.

      • Renato says:

        Il tuo ragionamento, a mio avviso, non fa una grinza se si parte dal presupposto che coloro i quali stanno sostenendo il Movimento ed hanno espresso volontà di voto abbiano utilizzato lo stesso approccio di adesione con la (diretta o indiretta) accettazione delle regole da te richiamate. Temo però che le cose stiano diversamente: fermo restando lo “zoccolo duro” dei membri storici che quasi sicuramente hanno seguito un processo di “scelta consapevole”, per la stragrande maggioranza di loro (è questa la mia convinzione) l’avvicinamento al M5S ed il suo exploit degli ultimi mesi deve essere letto come un fatto contingente e riconducibile all’assoluta mancanza di modelli politici alternativi. Per loro, pur condividendo i principii generali del M5S e quindi della democrazia che essi sottendono, è difficile parlare di accettazione più o meno esplicita delle regole di ingaggio. In altri termini, non credo che queste persone accetteranno mai alcun diktat, soprattutto se, come presumo, continueranno ad essere insinuati i dubbi che tutti i partiti tradizionali e la maggior parte dei media stanno perpetrando nei confronti del Movimento stesso.

        Se fossi in Grillo, tenterei di aggiustare il tiro mettendo in atto da subito quello che lui stesso aveva previsto: un sistema di votazione democratico gestito sulla rete con il quale prendere ogni decisione importante, compresa quella delle candidature alle politiche nonché quella dei criteri cui fare riferimento per controllare i controllori.

  2. lapennadoca says:

    Anche il tuo ragionamento non fa una piega, ma credo sia necessario distinguere tra coloro che aderiscono al M5S per scelta consapevole dalla stragrande maggioranza che professa intenzione di voto, come giustamente tu dici, più per demerito dei partiti che per merito del movimento stesso. Se l’esempio non viene dalla “disciplina” dei primi sarà difficile che nei secondi maturi una vera coscienza civica: per questo io sposo il rigore di questa fase. A livello locale, parlo di Milano di cui ho esperienza diretta, le decisioni sono di fatto già aperte a pubblico dibattito in rete; a livello nazionale teniamo presente che il problema si è posto in modo repentino e del tutto recentemente, per cui penso che quanto prima qualche decisione nel senso che tu dici verrà presa, ciò non toglie che la “fronda” Favia” per come si è sviluppata, tanto nei tempi che nei modi, è, secondo me, comunque sbagliata, perché avrebbe potuto anziché ricorrere a plateali gesti di sfida aprire un dibattito sul blog o facebook o twitter.

  3. Renato says:

    E’ vero, bisognerebbe distinguere … ma mi piace pensare che il Movimento non voglia perdere l’opportunità (forse unica ed irripetibile) di essere percepito come la seconda “forza politica” del momento. Ed è proprio questa percezione che ha favorito, a mio avviso, la conoscenza trasversale del sui principii fondativi e l’avvicinamento da parte di tanti simpatizzanti.
    Mi chiedo quindi se sia possibile che un movimento, nato sulla rete e diffusosi con logiche di radicamento locale, possa assumere in tempi brevi (per cogliere detta opportunità) un ruolo auto-sostenibile a livello nazionale.
    Sicuramente è un’impresa ardua ma possibile solo se si introducono strumenti di rappresentatività dei singoli meetup (es. portavoce a rotazione), coerenti con i criteri di attuazione e condivisi con sistemi democratici resi disponibile a ciascun aderente.
    In altre parole, credo che il rigore, anche se circoscritto in questa fase, è una condizione necessaria ma non sufficiente per il salto di qualità…
    Un’ultima considerazione su quella che tu definisci “fronda Favia”: la considero assolutamente fisiologica in un movimento che ha fatto della trasversalità una sua colonna portante! Ben vengano le divergenze di opinioni sempre che sia assicurata la loro governabilità in termini democratici e di coerenza programmatica … e, ritornando alle considerazioni di apertura del tuo post, probabilmente in questa circostanza il Movimento ha mostrato un suo punto debole.

  4. lapennadoca says:

    purtroppo è di 1h fa il tweet di Favia “Non ho nessuna intenzione di andare nel PD, L’m5s è sempre stata ed è la mia casa. Che fai mi cacci?”. Il grimaldello è scattato: se lo tieni è il là per l’anarchia, se lo cacci presti il fianco al dispotismo Casaleggio. Favia è chiaramente un venduto e va cacciato.

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