TraMonti.

Quanta facile ironia si potrebbe fare, Tremonti – Monti, tra-morti, lasciate che si sbizzarrisca la fantasia, tuttavia tramonto sta letteralmente a significare di un astro, solitamente il sole, che va di là dai monti, ovvero quello spettacolo, spesso meraviglioso, cui sarebbe possibile, solo che lo volessimo, assistere quotidianamente o quasi con l’orizzonte che si infuoca per poi spegnersi gradatamente tra le braccia della sera che si fa notte; oppure, altro significato, più prosaico, cosa che viene meno, si dilegua, scompare.

Quante speranze hanno acceso negli uomini di buona volontà le recenti, ormai scolorite, albe del mondo arabo, ma quanti si rendono conto dei tramonti della vecchia Europa e della sua proverbiale attenzione alla tutela dei più deboli. In nome del Dio quattrino e sotto ricatto disastro fallimentare stiamo rinunciando alla nostra indole sociale maturata dagli scempi e massacri delle dittature della prima metà del secolo scorso e dopo gli stermini della seconda guerra  mondiale. Ci stiamo tutti sempre più “democratizzando” americanizzandoci, proprio nel momento in cui gli USA, con Obama, vorrebbero, senza troppo riuscirci, ridisegnare all’europea vecchia maniera il loro no-welfare.

Già in queste poche righe quanti tramonti si sono venuti a delineare e che potremmo riassumere nel drammatico tramonto della speranza. Attenzione spes ultima dea dopo di che siamo in uno dei momenti peggiori nella storia di tutta l’umanità perchè disumanizzata al punto da rincorrere un benessere che sarà per pochi e come tale foriero o “fornero” di pesanti rivolte sociali volte non più alla riconquista di diritti, ma semplicemente alla fuga dalla fame.

Vogliamo una volta per tutte confessarci che non ci potrà più essere lavoro per tutti, così come l’abbiamo inteso finora? No! si continua a parlare e inseguire una fantomatica crescita invece di ripensare in modo serio un nuovo riassetto sociale in un mondo ormai diverso che dovrà, chiedo scusa ai professori economisti di grido, unicamente occuparsi del soddisfacimento dei bisogni primari. Non sono i paesi in via di sviluppo che si stanno occidentalizzando, ma l’occidente che si sta inconsapevolmente e colpevolmente da parte di chi dovrebbe aprirci gli occhi, africanizzando.

Nel nostro specifico italiano i traMonti sono ancor più evidenti e disperanti perchè avremmo potuto godere tutti, nonostante la crisi mondiale, di una rinnovata  età dell’oro solo che la politica avesse fatto un minimo per contrastare l’incuria dell individualismo tipico di noi italiani, che se però spronati abbiamo dimostrato di essere capaci di grandissimi afflati di solidarietà. Che peccato aver avuto in quest’ultimo ventennio una classe “dirigente” egoista, amorale e ignorante della cultura dell’altro nonostante la maggior parte si professi cattolica; che peccato non aver perseguito evasori e corrotti invece di accanirsi contro gli onesti, deboli per definizione; che peccato sia tramontato il diritto al lavoro e stia tramontando anche per quei pochi che hanno , perchè avevano conquistato, dei diritti; che peccato che governo, politici, sindacati continuino a distoglierci dai veri problemi perchè incapaci di vere soluzioni e forniscano surrogati per uno scontro sociale come l’articolo 18 e paventino il ritorno delle BR perchè una signora indossa una maglietta che vuole la Fornero al cimitero; che peccato che non ammettano che i veri fomentatori sono loro con le loro inequità legislative mentre il debito statale continua a salire.Che ne è stato dei tagli alla spesa pubblica e ai costi della politica? Il caro TraMonti parla nel dotto inglese della spending review facendo pesare al popolo, che questa lingua non conosce, la sua dotta superiorità, ma vorrei ricordargli che perfino la chiesa fu costretta ad adottare l’italiano al posto del latino se voleva essere capita, quindi scenda dal fico e invece di usare inglesismi ci dica cosa intende fare praticamente. Vorrò vedere se avrà il coraggio di cacciare centianaia di manager, consulenti e impiegati fasulli in enti e società che a nulla servono se non ad alimentare la burocrazia e le difficoltà per le aziende che eventualmente volessero svilupparsi; altro che articolo 18, questi sì che sono i veri ostacoli alla crescita, anche se personalmente non la credo più possibile.

Caro TraMonti, sarai pure una persona corretta pari alla fama e considerazione di cui godi nel mondo ma sia tu che altri non potrete far altro che allungare l’agonia continuando ad impedire alla gente di crescere culturalmente perchè si riappropri del proprio destino, ma dove non potrà la cultura purtroppo arriverà la disperazione e la fame con conseguenze difficili da prevedere e ancor più da coinvolgere positivamente. E pensare che sono sempre stato un inguaribile ottimista.

PENNAdOCA                                                                                                                           23.03.2012

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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