Italia uber alles.

Che l’Italia, a dispetto della sua travagliata storia politica, sia da sempre un paese preminente per il suo multiforme ingegno, credo che nessuno possa negarlo; del resto sarebbe sufficiente andare a ripercorrere le storie dell’arte, delle scienze, della musica, delle banche e cento altre ancora, per sincerarsene. Non c’è quindi nulla da stupirsi se , con alzata, ovviamente, d’ingegno, in questa tremenda crisi mondiale, il nostro paese sia andato direttamente al nocciolo del problema: perchè usare ancora il paravento della politica, serva della finanza? Affidiamo la gestione del governo direttamente ai banchieri o comunque a loro sodali. In fin dei conti è un atto di trasparente chiarezza, che potrebbe mettere in difficoltà anche i governi politici di tutti gli altri stati, se non ci fosse un però: la sofistica definizione di governo tecnico. Quando si vanno a prendere decisioni che abbiano un impatto con la vita dei cittadini, a prescindere dall’etichetta di chi le prende, sono e saranno sempre scelte politiche. Se chiamassimo quindi questo nuovo “governo politico dei banchieri”  avremmo risolto ogni equivoco dimostrando che, se serve la Politica, è tuttavia inutile, superfluo e dannoso, l’apparato politico come siamo abituati a vederlo, e che la politica, così come intesa oggi nella stragrande maggioranza, per non dire totalità, dei paesi, viene comunque dettata dalle regole/esigenze della finanza. Avremo il coraggio, oltre la dichiarata intenzione, di uscire una buona volta dall’equivoco? Purtroppo credo di no, perchè significherebbe dare ulteriore credito e spazio a coloro che sostengono che siano i cittadini stessi ad amministrarsi, che la prima cosa che farebbero sottomettere la finanza alla Politica ovvero al bene comune. Ancora una volta il nostro genio viene piegato alla ragion di stato in nome della quale si sono perpetrate le peggiori guerre e le peggiori ingiustizie. Loro non si arrenderanno mai, ma gli conviene? noi nemmeno.

PENNAdOCA                                                                                                                                           14.11.2011

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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