Il vento dell’indignazione e la Democrazia Rappresentativa Controllata

                                                                                                                                                          

Che meraviglia! Finalmente si sente l’intero mondo attraversato da venti nuovi, che è quarantanni e più che non si percepivano. Un risveglio globale anche se andiamo dalle classificazioni tifoniche del mondo arabo, alle tempeste greco-spagnole e, forse, statunitensi, fino alle brezze nostrane. Sempre venti sono, ma diversi per quanto attiene il loro impatto ambientale ovvero la loro capacità distruente. Comunque una grande gioia mi pervade perchè esiste anche un denominatore comune: la voglia di tutti di riappropriarsi della gestione del bene comune e della propria vita, destino, futuro. Sembra che improvvisamente tutti stiano parlando una sola e stessa lingua: “io, che sono stato abituato a non contare mai nulla, da oggi voglio far vedere che io sono quel popolo in nome del quale ovunque si governa, ma mai per i suoi veri interessi”. Vengono così attaccati i miti-feticci, PIL, Banche, Finanza, la di loro serva politica, si comincia a teorizzare un modello alternativo comunque basato sul consenso preventivo della gente ovvero si dice basta alla delega in bianco, si dice basta  alla Democrazia Rappresentativa. Ecco quest’ultima affermazione mi preoccupa, non tanto dal punto di vista teorico quanto da quello pratico, infatti una democrazia basata su decisioni assembleari sarebbe il massimo, ma difficilmente percorribile, che le decisioni avrebbero tempi improponibili e spesso una difficile capacità di esprimere una visione organica d’insieme. Allora? allora fissiamo dei paletti, come avviene nel Movimento 5 Stelle, a coloro che vengono incaricati di rappresentarlo: la gente decide le linee guida su tutte le questioni importanti e poi delega, ma sotto stretto controllo (remissione del mandato ogni sei mesi), a che quanto deciso venga portato avanti dai relativi portavoce nei modi stabiliti. Parlerei quindi di Democrazia Rappresentativa Controllata. E ancora, parlare di abolizione della Democrazia Rappresentativa mi preoccupa per come questa affermazione potrebbe essere cavalcata dai poteri forti che potrebbero avere buon gioco nel rappresentarla mediaticamente come la cancellazione della Democrazia stessa dando il là, non aspettano altro, a derive autoritarie e assolutiste. Quindi invito tutti a parlare sempre di Democrazia Rappresentativa Controllata per non farci ricacciare nel dorato ghetto dell’utopia.

PENNAdOCA                                                                                                                                        03.10.2011

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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