LA POPOLOLOGIA

E’ tanto che mi frulla per la testa una domanda: perchè non sia mai venuta alla luce una scienza che studiasse il popolo, appunto la popolologia. Non sforzatevi a cercarla perchè di fatto, almeno tra le fonti di mia consultabilità, ma del tutto autorevoli, questa definizione/scienza non esiste, se non per evidenziare studi epidemiologici delle malattie, e neanche nella sua ipotetica forma contratta di popologia. Mi si potrà obiettare che esistono la etnologia, l’etologia, la sociologia e la psicologia delle masse, ma, a mio modesto avviso, sono cose, assai diverse. Il popolo infatti, a differenza dello studio sui suoi usi e costumi, avulsi dal contesto politico,  credo che vada analizzato con i suoi fenotipi , caratterizzanti, quali la sua propria cultura, tradizioni, usi e costumi, religione, nazionalità, che lo differenziano sostanzialmente da altri popoli, in modo continuamente contestualizzato. Altrettanto dicasi per il lodevole, ma riduttivo, tentativo di internazionalizzarlo con il concetto di massa, volendolo far passare come un popolo unico di sfruttati da contrapporre ai vari poteri. Ma il problema non mi si pone nei confronti di chi ha ipotizzato questo tentativo universalizzante, con anche dei notevoli successi, meno nei risultati, ma sfociati veramente nella presa di coscienza e lotta di classe, quanto piuttosto nei confronti di chi questa scienza l’ha sempre praticata: il potere. Per mia stessa definizione i popoli non sono tutti uguali e quindi è logico aspettarsi, come naturale conseguenza, che non possa essere definita scienza, che per sè stessa dovrebbe avere carattere di universalità, un qualcosa che si riferisce a fenomeni più o meno localizzati nello spazio e nel tempo. Tuttavia riscontrando nel potere, o se preferite nelle diverse forme politiche di potere, molti comportamenti e atteggiamenti comuni e trasversali alle diverse collocazioni geografiche, alle diverse credenze religiose, alle diverse culture, alle diverse abitudini dei vari popoli, ai diversi periodi storici, mi ricorre la domanda perchè non si sia mai parlato di popolologia. Almeno un atteggiamento unificante per eccellenza, professato da tutti i poteri, religioso compreso, che le religioni, quelle delle gerarchie ufficiali, assecondano sempre il potere, c’è  ed è stato sempre di mantenere i vari popoli nell’ignoranza, nello sforzo quotidiano della ricerca di che sopravvivere o al massimo, nei casi più illuminati e apparentemente evoluti, di concedergli “panem et circenses” ovvero di che sfamarsi e divertirsi, nel senso di distrarsi.

In questo primo secolo del nuovo millennio, le cose sono cambiate e cambiano velocemente con il progredire dei mezzi di comunicazione e di autoacculturamento. Ho già detto in altre occasioni che fino alla metà del secolo scorso la cultura e la conoscenza sono state appannaggio di pochi, che i poteri costituiti non hanno avuto difficoltà a controllare e a inquadrare nel sistema, almeno nella stragrande maggioranza dei casi, ma oggi non è più così facile e agevole.

E’ giunto quindi il momento che si parli anche di popolologia. Perchè è fondamentale e importante che questo avvenga? Perchè le forze più retrive ne stanno intensificando la sua  applicazione in senso xenofobo e territorialista, facendosi falsi interpreti del sentire del popolo, contando ancora sulla sua ignoranza, tabù, paure.  Ma se così è, è anche giunto il momento che la popolologia, da scienza professata, ma mai confessata, dal potere, diventi scienza che parli dell’evoluzione dei popoli, non più come generiche masse, ma come sommatoria di individui, di tutte le classi sociali, che, ciascuno per proprio conto, maturata la propria presa di coscienza, grazie alla dialettica e gli scambi culturali e di conoscenza possibili sui nuovi mezzi di comunicazione, decida di riprendere nelle proprie mani il suo proprio destino, accorgendosi che se deciderà di partecipare troverà le piazze già piene di coloro i quali avevano già dialogato con lui e molti altri. La nuova popolologia potrà così spiegargli come da uomo frustrato, individuo impotente, potrà d’un tratto rivendicare i propri veri valori di cittadino del popolo sovrano.

PENNAdOCA                                                                                                   01.05.2011

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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