DALLA SPERANZA, ALL’AUTODIFESA DALLA SPERANZA.

 Dalla speranza dell’intrapresa alla difesa dell’acquisito è in buona sostanza ciò che sintetizza quello che stiamo vivendo nel nord del mondo, sia in termini politici, con l’avanzata dei vari populismi xenofobi, sia in termini religiosi, con la chiesa, orfana del nemico comunista, rivolta a imporre le radici giudaico-cristiane e integralismo bio-etico, sia in termini imprenditoriali, vale per l’Europa, con le imprese impreparate alla globalizzazione tentate tra delocalizzazione e difesa autarchica.

La Speranza

Nel novecento, a torto o ragione, si è cercato di mettere l’uomo al centro dell’azione, dall’egualitarismo marxista con i contraddittori, feroci comunismi, cui si sono contrapposti altrettanto feroci nazionalismi, con il Concilio Vaticano II e le conseguenti abiure di trascorsi comportamenti ecclesiali, con la Chiesa della Liberazione, anche se contrastata dalle gerarchie, con la illusoria capitalistica promessa di democratico benessere individuale e collettivo, tradottosi poi in permanente per pochi, transitorio per molti, inesistente per tanti.

Non entro nel merito delle valide ragioni e delle profonde contraddizioni degli uni e degli altri, ma la speranza di migliorarsi era tangibile con un minimo comun denominatore negativo: nessuno, tranne pochi scienziati e sporadici ambientalisti, si poneva il problema della limitatezza del nostro pianeta a sopportare sviluppo demografico e aggressioni continue. A questo proposito ricordo che intorno alla metà degli anni sessanta un consesso di scienziati, riunito, mi pare, a Stoccolma sentenziò perentoriamente che, data la crescita esponenziale dell’inquinamento, ci sarebbe stata possibilità di vita sulla terra solo fino al 2030.

L’autodifesa dalla speranza

Sul finire del secolo scorso con il crollo dei muri ideologici, la sintesi che avrebbe dovuto concretizzarsi, per dare maggior corpo e vita alla speranza, non avrebbe potuto che essere la nascita di un nuovo umanesimo, della persona e del singolo individuo, in occidente prima e globale poi. Non a caso ho detto la fine del secolo scorso ovvero ben prima dell’ 11 settembre 2001 che questi, con buona pace della Fallaci, ha giocato soltanto il ruolo fondamentale di alibi e acceleratore agli arroccamenti autodifensivi e di mire espansive già in essere.

Esistevano già e si affermavano derive xenofobe, territorialiste e populiste che alimentavano paure di perdere privilegi acquisiti, la chiesa, lontana dalla propria predicazione, anziché approfittare del suo ruolo determinante nella spallata al comunismo per rilanciare il vero messaggio universale di Cristo, alle prese con il crollo delle vocazioni e del laicismo sempre più diffuso si stava già arroccando su posizioni conservatrici, il liberalismo, a parole democratico, sanciva sempre con più vigore la supremazia del business, con la globalizzazione e le delocalizzazioni già in atto da decenni, esasperando la tirannia a danno dei più deboli soprattutto se dislocati nel sud della nostra sfera terra.

Abbiamo fatto di tutto per uccidere la speranza e con essa il futuro nostro e delle nostre, e non solo, nuove generazioni; una società senza futuro è una società morta. Chi governa o ha intenzione di farlo, non ha interesse, se non nelle dichiarazioni d’intenti, a impegnarsi su progetti e indirizzi che a breve potrebbero non pagare. E qui mi vengono due esempi di persone di potere che hanno tentato: uno fu Gorbaciov, che stava trasformando anche abbastanza rapidamente la società russa, ma avrebbe avuto bisogno di un sostegno occidentale che non ci fu, per vincere le grandissime resistenze interne e per evitare lo sfascio che ne è seguito.; l’altro è Obama, che purtroppo vincolato da una gravissima crisi generata dal liberismo sfrenato del business del suo pessimo predecessore & co, con due guerre da dismettere e un bilancio statale dal deficit spaventoso, non ha neanche trovato aperture di credito da parte del resto del mondo, se non a parole, che permettessero il vero rilancio della speranza; finirà nel dimenticatoio come Gorbaciov.

Avremmo bisogno di Uomini di ampie vedute che scrivano un progetto di ampio respiro per il rilancio del mondo, ma siamo governati da ominicoli, intrallazzatori, egoisti che pensano di essere eterni da vivi e ben ricordati da morti qualora per caso dovessero morire..

Nonostante la continua, crescente lotta all’informazione corretta e generalizzata esiste tuttavia una larga parte della gente che non ci sta, ma non riesce a organizzarsi per far valere le proprie ragioni.

Che la speranza oggi abbia il nome di Africa e mondo arabo in generale, ovvero quell’Islam che tanto temiamo e ghettizziamo? Indubbi vantaggi ce l’hanno, sono in tanti e sono giovani, mentre noi siamo vecchi e pochi. Inoltre, che piaccia o meno hanno trascorsi, forse troppo remoti, ma di immensa cultura. Forse se invece di ghettizzarli, per una momentanea sopravvivenza e supremazia della nostra potenza, ma non cultura, che la nostra abbiamo deciso deliberatamente di cancellarla, li aiutassimo a crescere e prendere coscienza di sè e del proprio trascorso sapere, forse, dicevo, sarebbe meglio. Infatti siamo destinati ad essere invasi e schiacciati, ma se a farlo saranno barbari ignoranti disperati, affamati e assetati o gente minimamente abituata e aperta al dialogo e al rispetto delle diversità potrebbe fare la differenza. Purtroppo abbiamo scelto la strada di sostituire le morte ideologie con le dogmatiche religioni, che in quanto tali, non ammettono dialettica, quindi dialogo, e le guerre di religione, la storia ci insegna, che sono state le più efferate e lunghe.

Per fortuna che i recenti sommovimenti del sud del mondo non sembrano avere matrice religiosa e speriamo che il nostro marketing interno non voglia ad ogni costo appioppargliela per indurci alla santa autodifesa ad oltranza, senza speranza nel  medio-lungo termine.

PENNAdOCA                                                                                                                    11.04.2011

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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2 Responses to DALLA SPERANZA, ALL’AUTODIFESA DALLA SPERANZA.

  1. Paola says:

    Quante illusioni, caro PennadOca! Gorbaciov, Obama… Quanti effetti scambiati per cause (“siamo governati da ominicoli, intrallazzatori, egoisti che pensano di essere eterni da vivi e ben ricordati da morti”)! Guarda che cosi’ non si va proprio da nessuna parte!!!
    Eppoi “la chiesa, orfana del nemico comunista”: ma hai letto le enclicliche papali degli ultimi due Papi (a muro gia’ crollato)? La Chiesa e il potere dominante saranno pure orfane del “blocco sovietico”, ma non certo del temutissimo “comunisma” (un brutto pericolo o un nemico, come lo chiami tu, ma realmente nemico di chi e di che cosa, ti chiederei io…), ossia della reale concezione del mondo di Marx, contro la quale continuano a lanciare strali perche’ la temono ancora, e parecchio. Nel blocco sovietico (come in ogni altro luogo in cui esso e’ stato millantato – Cina, Cuba, Nord Vietnam, ecc.), non si e’ mai realizzato alcun barlume di comunismo, caro mio! Anche tu hai abboccato alla piu’ grande menzogna della storia! E lo sapresti bene anche tu se – anziche’ leggere la storia con gli occhiali “gratuitamente sponsorizzati dai dominanti del mondo” e dalla loro ideologia (pervasiva persino dei piu’ remoti angoli delle nostre coscienze di dominati, sigh!) – lo facessi con la massima liberta’ che ti rimane e ti e’ ancora consentita: quella di leggere Marx “di prima mano”, come si dice, e non attraverso i suoi epigoni (decantatori del pirla). Paradossalmente ti dico che lo capiresti meglio leggendo le opinioni preoccupate dei suoi attualissimi critici (Ratzinger in testa) che leggendo i suoi indecenti discendenti (sostenitori della menzogna di cui sopra). Scopriresti cose fantastiche, te l’assicuro! E di una profondita’ e attualita’ stupefacenti! E capiresti molto meglio cosa intendo dirti a proposito del “blocco sovietico”. Ma capiresti soprattutto che l'”‘egualitarismo marxista con i contraddittori, feroci (falsi piuttosto, aggiungo io) comunismi” di cui parli e’ la piu’ grossa menzogna data a bere dagli ideologi fedeli al capitalismo in tutte le sue “sfumature” (e purtroppo anche dai piu’ beceri sedicenti “nuovi marxisti”, sigh)… Una citazione potrebbe aiutarti: da ciascuno secondo le proprie capacita’, a ciascuno secondo i suoi bisogni. Se questo ti sembra “egualitarismo” hai proprio le idee confuse… Simpaticamente. Paola

    • lapennadoca says:

      Paola credo che tu non abbia minimamente centrato l’obiettivo del post. Non era mia intenzione, e lo dico chiaramente in esso, entrare nel merito della validità o meno del comunismo, marxismo, capitalismo cattolicesimo e via dicendo, ma solo dimostrare come dopo un periodo di speranza per un nuovo umanesimo, creatosi tra gli anni sessanta e prima metà dei settanta, sia cominciato l’arroccamento volto a spegnere questo vento che dava assai fastido a tutte le gerarchie. In particolare sottolineo che il nostro tempo è figlio di quell’arroccamento già in essere prima del settembre 2001 che vogliono farci credere sia il punto da cui deriva la “legittima” autodifesa. E mi pongo la domanda se il nuovo vento di speranza non venga oggi dal mondo arabo, che almeno nelle premesse, poi vedremo realmente, è in forte subbuglio evitando tuttavia etichettature sia ideologiche che religiose, ma portando avanti un principio più universale ovvero il rispetto dell’uomo come persona. Ovviamente con già invece l’occidente al lavoro per etichettarlo in qualche modo. I venti libertari non catalogati sono i più pericolosi perchè non incontrano barriere di sorta, mentre quelli etichettabili sono più facili da arginare donde il concetto di autodifesa dalla speranza.
      Per quanto riguarda quello che dici sul marxismo, sappi, io che sono vecchio, sono stato tra i primi a scrivere quando Ochetto rinunciò al comunismo, che era un grande errore confondere il marxismo con le applicazioni autodefinitesi comuniste e che sarebbe stato, lo dicevo e lo ripeto da ateo, come se la chiesa avesse abbandonato il cristianesimo perchè c’è stata l’inquisizione, il Papa re.

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