ARMARSI, AMARSI.

Mai due azioni, tanto graficamente che foneticamente simili, sono state così distanti. Se si eccettuano casi limite, del tipo “amo la guerra”, “armo la mano omicida per amore”, che può sottintendere quasi esclusivamente gelosia o eutanasia, armare e amare, nelle loro accezioni più vere, sono di fatto inconciliabili.

Quello che suona più strano è che le armi, nate sicuramente come strumenti d’offesa per cacciare animali e procurarsi sopravvivenza, abbiano presto mutato destinazione d’uso in strumenti di difesa. L’ipocrisia eterna, ci si arma per difendersi, ha di fatto scatenato la rincorsa a sempre nuove soluzioni, più potenti, più devastanti, più indiscriminanti o più selettive, armi intelligenti, per arrivare al paradosso del potenziale offensivo come deterrente e le aberranti giustificazioni “si vis pacem para bellum” (se vuoi la pace attrezzati per la guerra) e la miglior difesa è l’attacco. E se nessuno si fosse armato? domanda retorica per il passato e il presente, utopia per il futuro anche prossimo?

Da sempre armi, combattenti e mercenari hanno costituito un business, per chi lucra e lucrava dietro le quinte, per i potenti, i capi, i politici, i rappresentanti religiosi, che si sono inventati termini quali eroe, onore, gloria, senso del dovere, il concetto di patria da difendere e di un Dio più magnanime verso i morti in battaglia. Questa mistificazione fa purtroppo parte delle nostre cultura, storia e letteratura, che ci insegnano, a partire dai classici, solo di epiche gesta, facendo passare in second’ ordine persino i futili pretesti talora addotti allo scatenarsi di guerre. 

Proviamo a ribaltare questa non cultura. Fino a non molti anni fa la conoscenza e l’informazione sono state prerogativa di pochi, che il conformismo intellettuale ha reso, nella stragrande maggioranza dei casi, ossequiosi difensori e propugnatori dei suddetti canoni. Per molti versi è ancora oggi così, visto chi detiene la gestione dell’informazione, ma nell’era di internet qualcosa sta cambiando rapidamente; stiamo assistendo, da pochi anni, che le rivoluzioni si fanno senza armi e a mani nude; grazie all’informazione, che gira libera, sempre più persone stanno acquisendo coscienza di sè e della propria forza nel non lasciarsi irretire, imbonire ancora dai malfattori corrotti che li governano e le masse inermi si stanno sostituendo ai guerriglieri rivoluzionari. E neanche a dirlo sono le società apparentemente più arretrate che fanno propria questa nuova intrapresa: certo è più facile che certe idee attecchiscano e trovino fertile humus dove le condizioni umane di vita sono più precarie, ma farei attenzione, per rifarmi agli eventi attuali del “mondo arabo”, a considerarle esclusivamente proprie di un mondo, vicino a noi, ma che non ci appartiene. Ci preoccupiamo solo dell’esodo verso di noi di profughi e per il nuovo equilibrio politico che potrebbe derivare nella zona. Sarò visionario, ma vorrei dargli un significato più universale. Anche la rivoluzione russa avvenne in un paese che, agli inizi del secolo scorso, aveva ancora una struttura feudale, ma le idee viaggiarono e contagiarono il mondo intero. Non voglio entrare qui nel merito se quelle idee fossero giuste o sbagliate, perchè quello che mi preme ora è unicamente sottolineare che si propagò la consapevolezza di dire basta al più bieco sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Quella rivoluzione fu fatta con le armi, contrapponendo terrore a terrore, e rendendo plausibile l’uso di armi a contromisura da parte dei poteri avversi. Ma oggi è smaccatamente evidente come sia solo il potere a usare unilateralmente le armi per difendere solo se stesso e i propri privilegi, anche se si giustificherà al mondo degli altri potenti, che faranno finta di crederci, per la difesa  dell’ordine costituito.  Forse è giunto il momento che internet faccia chiarezza, su questa non cultura, per amarsi e non armarsi: denunciamo e facciamo pressione, tutti i giorni, sulle industrie di armi, smascheriamo con nome e cognome i commercianti e trafficanti di armi, monitoriamo le società di contractor, al soldo di multinazionali o governi occidentali, “democratici”,  per la messa al potere di fantocci autoritari e nello stesso tempo fomentatrici di guerriglieri avversi, cui vendono armi, per mantenere sempre la situazione in stato di precarietà e quindi giustificare di continuo la loro presenza armata o il protettorato politico. Sostituiamoci noi semplici cittadini ai politici, ma siccome l’occasione fa l’uomo ladro, facciamo in modo che, chiunque di noi vada su, rimetta il proprio mandato ogni sei mesi ad un assemblea pubblica e generale che ne valuti l’operato cui far seguire la riconferma o meno: utopia? no! il movimento 5 stelle lo stà già facendo, e non so dire se potrà portare ad amarsi , ma certamente a non armarsi.

PENNAdOCA                                                                                                                              19.02.2011

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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