LA DEMOCRAZIA NON SI ESPORTA, MA LA SI PUO’ COMUNICARE

Tutti sanno che l’Africa, per effetto della deriva dei continenti, preme verso l’Europa e in particolare l’Italia protesa nel mediterraneo. Tutti sanno che, verosimilmente in tempi geologici, succederà un cataclisma. Invece non tutti sanno, o forse fanno finta di non sapere, perchè  le popolazioni africane e non solo, abbiano, di colpo, iniziato a premere sui loro regimi, sull’ Europa e sul mondo occidentale in genere.

Forse si potrebbero scomodare verità storiche, ovvero come al colonialismo classico, quello di occupazione militare, le così dette democrazie occidentali, avvalendosi spesso di regimi fantoccio e corrotti, hanno fatto seguire, nella stragrande maggioranza dei casi, il colonialismo d’impresa, poi eufemisticamente ribattezzato globalizzazione. L’Africa, nella sua accezione generale, diversamente da quanto avvenuto in oriente e in america latina, si è fermata alla fase di sfruttamento delle sue immense risorse, soprattutto minerarie e agricole, senza poter contare su uno sviluppo industriale interno che potesse creare lavoro, occupazione, emancipazione e quindi, almeno in parte,  spiegare così i fatti di questi giorni.

Sicuramente fame e sete saranno le molle per rivoluzioni cruente ed esodi biblici, nei prossimi anni e decenni, ma non dimentichiamo mai che tutti i sommovimenti hanno sempre avuto avvisaglie e battaglie di minoranze culturali con gli studenti, ovunque, in prima linea. 

Le sommosse di oggi, improvvise e apparentemente inspiegabili, con la discesa in piazza di masse considerevoli, che hanno già portato alla caduta di due dittatori, forse tra i più illuminati del continente, sembrano avere nella loro diffusione a macchia d’olio un denominatore comune. O un burattinaio in grado di aver tessuto per anni una fitta ragnatela di fili, attraverso specialisti ad hoc, come dimostrato da alcune rivoluzioni in nazioni dell’ex blocco sovietico, e ora in grado di tirarli tutti contemporaneamente, oppure la più verosimile del CONTAGIO ATTRAVERSO IL WEB e la tv satellitare. Non a caso l’oscuramento di questi canali è stato il primissimo atto, ancor prima di dispiegare gli eserciti, dei dittatori ancora al potere.

Se si dice che Obama abbia vinto l’elezioni col web, ci sarebbe dunque da meravigliarsi che le rivoluzioni si preparino sul web? Perchè il web non è solo siti porno, ma soprattutto strumento di informazione, continua e continuamente aggiornata, di presa di coscienza e sviluppo dello spirito critico e della dialettica del contraddittorio. Il luogo dove le idee vengono a confronto e si evolvono. Non dimentichiamo che i paesi cui ci stiamo riferendo hanno un’età media molto bassa ovvero con una preponderanza di persone cresciuta nell’era delle comunicazioni tecnologiche. Se poi esiste un substrato fertile di malcontento generalizzato per le oggettive pessime condizioni di vita  il risultato può essere, meno sorprendentemente di quanto potrebbe sembrare, quello che è sotto gli occhi di noi tutti.

Se ce l’hanno fatta i tunisini perchè no anche noi egiziani? se cel’hanno fatta gli egiziani perchè no anche noi libici, algerini, giordani, yemeniti, o noi cittadini del bahrein. E’ un tam tam veloce, che non fa rumore, e basta poco: troviamoci in piazza alle 8 domattina.

 Certo la vecchia Europa, e l’Italia ancor più decrepita, stenta a vedere questa evoluzione come probabile, ma deve stare attenta e riflettere che lasciare i giovani senza speranza e meno ancora certezze nel futuro sta creando i presupposti che un giorno, all’improvviso ci se li trovi in piazza e facciano cadere un governo regime, come è anche da noi. Forse abbiamo ancora un pò di autonomia commisurata a quella che le famiglie hanno di sostenere economicamente i figli, ma il depauperamento di questa extra risorsa è abbastanza rapido.

Se poi come i nostri governanti pensiamo che bastino quattro motovedette in più per arginare l’onda di profughi destinata continuamente ad aumentare è come se costruissimo una diga di cemento armato per arginare la spinta della piattaforma continentale africana  e prevenirne l’urto finale.

C’è chi disse, ai tempi dell’invasione russa della Cecoslovacchia che i carri armati non possono fermare la storia, ebbene oggi possiamo affermare che la democrazia non si esporta, ma la si può comunicare ed è quello che sta realmente avvenendo col web.

PENNAdOCA                                                                                                                                          18.02.2011

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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