Itaaaaliaaaaa! la chiamo, ma non risponde.

Nel 150° anniversario dalla sua nascita provo a chiamare, ma Italia non risponde. Se ne è andata a poco a poco, anno dopo anno con i suoi imprenditori, i loro soldi e le loro imprese, con i suoi giovani migliori andati all’estero a cercare certezze e possibilità di sviluppo, con le false privatizzazioni per rendere competitivi i mercati, da monopolio pubblico a monopolio privato depredando il nostro investimento, la sua bella e florida polpa non c’è più, solo misere e scarne ossa, su cui avvoltoi di stato e loro confratelli insistono ad infierire, indebitandola ancora di più, perché nulla resti neanche le vestigia del suo glorioso passato, recente e più remoto. E ci rassicurano che va tutto bene, quelli che hanno la polpa congelata all’estero e senza problemi per sbarcare il lunario; ci dicono che non è più il momento di parlare di diritti, ma solo di doveri , per rimpolpargli, ancora per un po’ qualche ossicino. E ancora: è la globalizzazione che lo richiede, non è colpa nostra, la crisi internazionale, palle e ancora palle. E noi, depauperati in primis nella cultura e del conseguente spirito critico siamo ritornati quelli del “tengo famiglia”, si signor padrone. Il caporalato per l’assegnazione del lavoro si è diffuso a tutti i livelli, a prescindere dal titolo di studio e dalle competenze, lavora solo chi accetta l’asta al continuo ribasso di garanzie. I governi negli altri paesi guidano, investono, progettano, da noi Italia va bene solo se è un bel tocco e disponibile per andare a letto con qualcuno. Non è la lega che smembra  Italia, ché Italia è già smembrata, non è la lega che attenta alla costituzione, ché già il suo principio primo, se ne è andato da tempo: Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Semmai la lega, partecipando al banchetto, è stata preveggente nel proporre, come inno nazionale, il coro dal Nabucco, ove si canta “…… o mia Patria sì bella e perduta ….”.

PENNAdOCA                                                                                                                     15.01.2011

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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