GENESI DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA

Pare, a una attenta rilettura della genesi, che nella settimana della creatività, come l’hanno riproposta moderni esperti di comunicazione, Dio si sia avvalso della collaborazione della Compagnia delle Opere Angeliche.

Questi Angeli consorziati tra loro in una società d’affari avrebbero ricevuto direttamente da Dio in persona * , in virtù dell’aiuto creativo concesso, il diritto di sfruttamento delle risorse idriche relativamente soltanto all’acqua dolce.

Nell’evolversi della storia del mondo si perse nozione di questo diritto anche perchè i business erano concentrati altrove e quindi, fatti salvi sporadici esempi locali, non c’era interesse, ma con l’esplosione demografica nel mondo la cosa si è fatta sempre più appetibile.

Ecco quindi che il paladino di quella che più terrenamente è stata ribattezzata compagnia delle opere, arrampicandosi su rami contorti e fragili dell’albero genealogico, attento a non aggrapparsi a quelli secchi, pare sia riuscito a dimostrane la sacra discendenza e il totale diritto di sfruttamento ad uso privato.

Eh già, perchè nel frattempo l’acqua era diventata un bene pubblico in quanto da tutti riconosciuto elemento fondamentale alla sopravvivenza dell’uomo; quell’uomo di cui Dio stesso prese sembianza per redimerlo, proprio con l’acqua, dal peccato originale. Atto questo che, poichè suggerito dalla lobbie angelica, in quanto desiderosa di porvi il suo imprimatur terreno intanto come acqua benedetta, sembra prova incontrovertibile dello ius primae fontis.

Oggi, l’acqua, per legge ce la privatizzano e non sarebbe quindi fuori dal mondo e dal diritto che venisse gestita dalla congrega di discendenza angelica.

Se poi in nome della carità cristiana vi venisse di ricordare il “dar da bere agli assetati” vi potrebbero rispondere che non fu detto “gratis”.

 

Note* (non so se sia corretto l’uso del singolare visto che le Persone di fatto sono tre, ma è pur vero che al catechismo ci insegnavano che Dio è uno e trino e quindi si renderebbe indifferente l’impiego del singolare o del plurale. Per contro i Papi hanno sempre usato il noi, plurale maiestatis, ma mi sfugge se per mania di onnipotenza o perchè rappresentanti in terra del Dio trino)

 PENNAdOCA                                                                                                                       14.11.2010

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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