AGGRAPPATI ALLA BILANCIA

E’ notte fonda quando in auto passo davanti al tribunale. Con la coda dell’occhio credo di percepire che la Dea effigiatavi, nell’atto di sostenere in statico equilibrio la bilancia della giustizia, non c’è più. Mi fermo conscio di avere le traveggole, scendo dalla macchina per cercare nella freschezza della notte piovosa il risveglio dal sogno e il recupero della dimensione reale. E no! La Dea non c’è proprio più e la bilancia oscilla ora, pericolosamente, su un cavalletto con su scritto “lavori in corso”, accompagnato però da un cartello dalla pretesa rassicurante “ Scusate il disturbo! Stiamo lavorando per Noi” (forse una zampetta di troppo? È sicuramente una V mal riuscita e poi sono miope e con gli occhiali schizzati di pioggia).

Ma cosa fa oscillare la bilancia?

Man mano che mi avvicino metto a fuoco figure umane che in cordata si aggrappano ai due piatti più o meno numerose e di peso, solo per esemplificare, alla Ferrara, a seconda che su l’uno o l’altro cadano avvisi di garanzia, sentenze e via discorrendo.

Comincio a sentire delle voci:

“è una strumentalizzazione politica delle toghe rosse”, dice una parte,

“bisogna aver fiducia nella giustizia e lasciar lavorare i giudici” dice l’altra, che subito riprende “ è un giudice corrotto e in odore di mafia, è una toga nera (ndr: divisa d’ordinanza)”

e la prima, a sua volta, “non si può aver fiducia nella giustizia e lasciar lavorare i giudici politicizzati.”.

Mi giro sconsolato e rifletto, innanzi tutto a che servirà una riforma annunciata, ci dovrà pur essere sempre uno che giudica e sentenzia e, quand’anche si decidesse che le toghe d’ora in avanti siano rossonere, chi gli ridarà la credibilità d’imparzialità, se non altro agli occhi di chi non tiene a questa o quella squadra, ma solo alla Giustizia?.

Riferimento calcistico per riferimento calcistico, e pensare che a differenza degli arbitri, la nostra giustizia può già contare sulla moviola (appello) e la contromoviola (cassazione)!

PENNAdOCA                                                                                                                          30.10.2010

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About lapennadoca

PENNAdOCA Il breve profilo suo, bestiale. Nasce in uno dei più freddi gennaio a memoria d'uomo, quello del 1947 sulla confluenza del Sieve con l'Arno, in provincia di Firenze. Dopo una parentesi decennale (1952-1962) trascorsa tra le macerie, ancora evidenti, della pluribombardata Civitavecchia (RM), approda in Lombardia per conseguire la Maturità Classica e la laurea In "Chimica e Tecnologia Farmaceutiche" Dal 1979 risiede a Milano dove, dopo aver ricoperto per circa un ventennio funzioni manageriali di direttore commerciale in importanti aziende farmaceutiche, intraprende l'attività imprenditoriale nel settore dell'editoria elettronica scientifica e dell' e-learning. Nel frattempo ha messo su famiglia e ora si ritrova vicino una mamma papera,laureata magistra di pollaio, e una figlia ochetta laureata. Si è dedicato, nell'ambito dell'impegno civile, alla battaglia dei movimenti contro l'attuale governo illiberale e per il recupero dell'etica nella politica . Collabora con il Movimento5stelle Milano. "Scrive per hobby, prevalentemente in chiave di satira politica". N.B. Vi chiederete perchè sia scritto in terza persona, semplice, nel burlesco spirito di PENNAdOCA, questo non è il mio profilo, ma di un carissimo amico e solo l'ultima asserzione è ascrivibile a me.
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