Cari amici, a tutti noi piacerebbe avere la bacchetta magica per destarci improvvisamente nel mondo che vorremmo, ma la strada è impervia per non dire quasi impercorribile.
Ho letto su fb le più svariate prese di posizione, a proposito delle dichiarazioni di Beppe possibilista sul governo Monti, che vorrei riassumere per la parte dei detrattori in : vaffanculo Grillo. Ma perchè costoro non si pongono una semplice domanda: cosa ha fatto apparentemente cambiare idea all’ “ideologo” del M5S, che da tre anni, forse più, predica contro le banche e dichiara che l’Italia è già fallita? Nulla, se non essere italiano e sperare che Monti, ultimissima spiaggia, faccia sì che qualcuno ci agguanti per i capelli e ci tiri fuori dal baratro in cui siamo già precipitati. Ovviamente la colpa del punto in cui ci troviamo è nostra per aver permesso per troppi anni e decenni che ci governassero arrivisti, affaristi, esteti salottieri, che ancora in gran parte sosteniamo, ma il problema vero è un altro, si sta decidendo ex novo il dominio del mondo: quello che presuntuosamente gli USA pensavano di aver raggiunto con la caduta del muro di Berlino, se non chè avevano mal calcolato il trend di sviluppo dell’ economie emergenti e si ritrovano oggi a dover ripiegare al ruolo di superpotenza dell’occidente, com’era un tempo, combattendo pertanto una strenua battaglia a che l’Europa unitaria non decolli, a che l’euro non si proponga come moneta di riferimento altenativa al dollaro. Da qui la guerra delle agenzie di rating americane che, neanche troppo velatamente, hanno dichiarato contro il vecchio continente che a sua volta, guidato da ottusi capi di governo seguaci di Cesare, “meglio essere il primo nelle Gallie che secondo a Roma”, hanno sempre giocato a chi fosse più “furbo” , apparentemente per il bene del proprio paese, impedendo di fatto la crescita dell’Europa politica e quindi decretandone la morte ancor prima di nascere e con essa la fine della belle epoque anche di gran parte dei paesi che la compongono.
Il risultato paradossale di questa guerra è che « spesso il principale Paese debitore del mondo ha un rating migliore del pricipale Paese creditore ».
E allora anche chi deve difendere il proprio credito si dà da fare e Dagong Global Credit Rating Co., l’agenzia di rating cinese, dopo aver declassato, uno dopo l’altro, Stati Uniti, Gran Bretagna, Portogallo, Italia e Francia, è riuscita finalmente a farsi conoscere anche fuori dai confini nazionali.
Negli uffici ipertecnologici aperti nel quartiere più moderno di Pechino, gli esperti di Dagong avevano completato il primo rapporto “non occidentale” sul debito sovrano già un anno e mezzo fa, proprio quando l’allora governatore della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet spiegava al mondo la necesstà di avere più di tre agenzie di rating per evitare improvvise e pericolose oscillazioni dei mercati.
Tuttavia, nonostante la raccomandazione di Trichet il punto di vista di Dagong non è mai stato tanto considerato. Fino a quando, poche ore fa, ha dichiarato che “l’Italia è ormai fuori dal giro dei grandi paesi europei e dovrebbe prepararsi ad affrontare la recessione“, portandone quindi il rating sul debito pubblico da A- a BBB.
Gli esperti di finanza cinesi ritengono che l’Italia sia oggi troppo dipendente dalla Bce per l’acquisto dei suoi bond e che, contemporaneamente, la crisi economica e finanziaria che sta attraversando impedirà allo stato di ripagare il debito pubblico. Per questa ragione presto gli investitori smetteranno di avere fiducia nel Bel Paese che, inevitabilmente, sprofonderà nella recessione, anche per colpa di tutte quelle misure di austerità pensate per sanare il debito.
Anche la maxi manovra del governo Monti è stata giudicata “troppo difficile da mettere in pratica”. Ventiquattro ore dopo aver espresso un giudizio tanto negativo sull’Italia, da Pechino è arrivato anche il declassamento per la Francia, da AA- a A+. Questa volta per l’elevato debito del paese, l’aumento dei costi di rifinanziamento e la forte esposizione verso la crisi dei debiti europei.
Dal momento che, dal punto di vista di Dagong, in tutto il mondo l’unica economia che si salva è quella cinese, che infatti appena un paio di giorni fa si è vista confermare un rating tripla A, una valore che, come è stato affermato nel corso di una conferenza stampa, “fa cadere qualsiasi preoccupazione in merito al presunto rallentamento della crescita cinese“, il sospetto che l’agenzia “indipendente” di Pechino non sia poi così autonoma è venuto a tanti.
Dagong è stata fondata nel 1994 da due soci privati che, cinque anni dopo, hanno iniziato una collaborazione temporanea con Moody’s “per osservarne metodi e idee in materia di rating”. Completato questo studio, i cinesi hanno iniziato a elaborare ”un sistema di rating obiettivo, leale, ragionevole” e, soprattutto, alternativo a quello delle tre grandi agenzie americane che, per il semplice fatto di condividere lo stesso retroterra culturale, “esprimono giudizi troppo influenzati da variabili occidentali”.
Eppure, anche Dagong tanto indipendente non è. Del resto, il Presidente Guan Jian Zhong non ha voluto svelare nemmeno l’identità dei soci, ma si è lasciato sfuggire che uno di loro potrebe essere “in qualche modo” legato al governo. Una condizione che, (solo) dal suo punto di vista, permette all’intero paese di avere ancora più fiducia nella società.
PENNAdOCA 12.12.2011